UNA “LIVREA” IN PIU’ PER I NEROSTELLATI

11 gennaio 2018

La maglia da gioco è un fatto identitario, se non addirittura “tribale”. Si nasce e si cresce coltivando una fede sportiva e collegando ad essa un colore: quello della squadra del cuore, legato alla storia del club o della città in cui la propria squadra del cuore ha visto i natali. Anche se il calcio di oggi propone talvolta improbabili mescolanze cromatiche, sacrificando la tradizione sull’altare del marketing, la maglia rimane sempre e comunque il capo di vestiario che identifica la tribù. Desmond Morris sostiene che:”…l’attrazione visiva (della maglia, ndr) non è la loro funzione primaria. In realtà (i colori, ndr) sono importanti segnali tribali. Come i colori che esibiscono molti animali e fiori, lanciano vitali messaggi circa i loro “proprietari”*. Desmond Morris non scende nei particolari di quella “religiosità” sportiva che unisce: club, giocatori, tifosi alla propria maglia; gli elementi citati ci fanno tuttavia pensare come questa interpretazione non sia poi così lontana dalla realtà. Il Casale ha legato storia, spirito di appartenenza e passione del tifo, alla maglia. Unica, come ebbe a definirla Ottavio Missoni, e che identifica una squadra e una città. Domenica prossima i giocatori nerostellati scenderanno in campo con un’altra maglia che si aggiunge a quella tradizionale, ma che vuole nelle intenzioni riaffermare e rinnovare il legame tra squadra e città. La scopriremo quando farà il suo ingresso in campo.

* note
Desmond Morris, “La Tribù del Calcio”